
(Foto di Margherita Angeli)
Federica Baioni ha pubblicato da pochi giorni il suo primo album dal titolo "La vetrina delle vanità". Presentato ufficialmente il 12 febbraio presso la Fnac di Roma (Centro Commerciale Porta di Roma) l'album ha avuto ottimi riscontri di pubblico. "La vetrina delle vanità" vede la luce dopo un lungo periodo di gestazione che ha permesso all'artista di mettere un punto ad un lavoro che traduce in musica momenti vissuti importanti.
Lo show-case presso Fnac è stata anche l'occasione per scambiare con Federica alcune battute:
Allinfo: "La vetrina delle vanità" traduce in musica fotografie di momenti vissuti. Cosa si intravede?
F.B.: Nel disco ci sono io, la mia vita, le mie esperienze, i miei viaggi, i miei momenti di malinconia e non solo. Non tutti i brani però sono autobiografici sono semplicemente "impressioni" in musica o fotografie di momenti vissuti anche non in prima persona. E poi c'è la voglia di non prendersi mai troppo sul serio. Credo che questo sia l'ingrediente giusto per non prenderla male se qualcosa non va. L'inaspettato, la sorpresa arrivano solo a mio parere, se non sei coinvolto al 100% in quello che fai. Se invece cominci ad apprezzare ogni singolo momento di quello che stai facendo come un miracolo e una bella opportunità, allora sì, arrivano le belle sorprese o le belle notizie. Credo sia fondamentale a livello generale e non solo nella musica non cercare di pensare a tutti i costi dove vuoi arrivare ma godersi il tragitto. Ecco il senso del viaggio credo si intraveda in questo album ed è quello che ho voluto trasferire in musica. Anche il viaggio verso i luoghi interiori di noi stessi per esempio la nostalgia i ricordi (vd. es. Le Stelle Cadenti solo per me) o il viaggio verso paesi lontani e le sensazioni che ti porti al ritorno (vd. es. Grido di Pace).
Allinfo: Il disco è una miscela esplosiva di ritmi che attingono da atmosfere jazz che si snodano lungo percorsi musicali che vanno dal teatro canzone alle pop ballade. C’è uno stile nel quale ti riconosci di più ?
F.B.: Adoro quando una musica non è incasellata in uno stile ben preciso. Amo il jazz che ho praticato per tanti anni nei club, ma adoro allo stesso modo la musica d'autore e quella di matrice folk che mi piace definire "zum pa ppa". Sono italiana ed ho deciso con questo mio primo lavoro di non strizzare troppo l'occhio a culture musicali che non mi appartengono. Adoro i ritmi in levare ma credo che, poi, nei cromosomi di ognuno di noi ci siano le ballate popolari. Nel mio caso per esempio, essendo romana sono cresciuta a latte e stornelli e questo mi ha influenzato molto sin da piccola. A casa si cantava spesso dopo cena con i miei genitori, i miei zii e i miei nonni che mi hanno trasmesso per primi l'amore per la cultura popolare di questa città. Adoro interpreti come Gabriella Ferri allo stesso modo come vocalist americane tipo Dianne Reeves o Sarah Vaughan. Sin da piccola mi sono appassionata alla musica americana complici i viaggi di mio papà al ritorno dei quali mi portava tanti dischi di interpreti come La Streisand, la Minnelli, Aretha Franklin e non ultimi i Beatles. Crescendo poi ho riscoperto i cantautori italiani degli anni '60 (Paoli,Tenco, Martino, Gaber e Lauzi). Credo che in tutta questa miscellanea di interpreti,stili e ascolti ci sia quello che mi appartenga di più. Un genere a metà, contaminato, che si muove dal jazz per arrivare al pop fino a sentieri meno battuti ma che ritengo più affascinanti come il teatro canzone e il musical.
Allinfo: Nel disco la trama de "la vetrina delle vanità" racconta di un fenomeno sociale diffuso: i social network. Quanto ti hanno condizionato? Positivamente? Negativamente?
F.B: Devo confessarti che non ero una patita dei social network. Specie all'inizio avevo molta diffidenza con il mezzo e con il: "mettere le cose in piazza sulla vetrina telematica". Col tempo ho imparato poi ad apprezzarli, sono un valido aiuto se usati in maniera ponderata e non compulsiva anche per il lavoro di ogni artista.
La title track è nata proprio da questo spunto. Ero appena tornata da New York e il mio amico che mi aveva appena ospitata durante il soggiorno, mi manda l'invito ad iscrivermi a facebook così per rimanere in contatto. Entrata nel labirinto vengo colpita dalle "fanaticherie" e "vanità" degli amici, colleghi e conoscenti...tutti a metter foto di ricorrenze, feste ed eventi...tutti che si salutavano calorosamente anche se erano anni che non sentivano parlare gli uni degli altri. Non capivo e prima di capire meglio quello a cui stavo incappando ho scritto il brano che dà il titolo all'album. Soprattutto con l'intento di prender in giro quel mondo fatto di "emozioni nulle finte come i tasti di una telescrivente muta".
Allinfo: Nella scrittura delle tracce del cd il titolo è stato una diretta conseguenza oppure è stata l’idea di partenza?
F.B: Per la scrittura delle tracce è stata l'idea di partenza, quando scrivo un testo ho generalmente in mente chiaro il titolo. Per quanto riguarda il titolo dell'album no...figurati che fino a qualche tempo fa non volevo neanche titolarlo, mi sembrava di scegliere un brano e svilire gli altri. Poi complice un servizio fotografico fatto al centro di Roma davanti ad una meravigliosa vetrina ho scelto la traccia guida e il relativo titolo: "La Vetrina delle Vanità". Ma l'idea è nata per caso.
Allinfo: La scelta dei musicisti com’è nata ?
F.B: Ho avuto la fortuna di approfondire gli studi jazz sia all'estero che in Italia in molti seminari e masterclass e di conoscere tanti musicisti e validi strumentisti. All'inizio avevo un'altra band più votata al jazz tradizionale, poi quando sono nati i miei brani l'esigenza di trovare dei compagni di viaggio giusti si faceva sempre più forte e allora una volta incontrati Dario, Giuliano e Maurizio tutto ha preso forma e sono nati i miei brani che già avevo suonato ma ora finalmente con una veste del tutto nuova e decisamente d'impatto ritmico e strumentale più coeso.
Allinfo: Chi ha collaborato con te ?
F.B: In questo disco ci sono primi tra tutti i miei tre favolosi compagni di viaggio con cui formo il 4tet ormai da parecchi anni e sono: Giuliano Valori al piano, Maurizio Perrone al contrabbasso e Dario Esposito alla batteria e agli arrangiamenti. Ma ci sono anche Vanessa Cremaschi al violino, Antonello Sorrentino alla tromba, Bob Salmieri dei Milagro Acustico al ney e percussioni e non ultimo Daniele Scannapieco al sax tenore.
Allinfo: La canzone che ti rappresenta di più ?
F.B: Ce ne sono tante e tutte a loro modo sono una parte di me. Credo però che Sola più di tutte sia quella che mi rappresenti di più, forse perchè è nata in un momento particolare. Sono io che mi guardo allo specchio in una stanza ma in realtà vorrei fare un miliardo di cose come leggere ballare e gridare. Sono incontenibile non riesco a fare una sola cosa ma ho bisogno di dividermi tra più realtà anche lavorativamente parlando. Il microcosmo di una piccola stanza diventa il mio mondo, la lente che riflette le mia malinconia, la mia gioia e la mia voglia costante di cercare e vedere cosa c'è all'orizzonte..."guardo distratta lontano in un bar e mi ritrovo per strada ascoltar..." In questa frase ci sono io, la forza della mia fantasia che a volte supera la realtà!
Per conoscere meglio il micro grande cosmo di Federica Baioni c'è www.federicabaioni.com

























































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