

1999, palco dell'Ariston. Sanremo.
Entrano in scena i Quintorigo. Brano "Rospo".
Questo è il primo ricordo che invade la mia mente quando penso a questa straordinaria band italiana, che ormai da anni è una di quelle formazioni da tenere costantemente sott'occhio, ma soprattutto sott'orecchio. Una band a cui è davvero difficile trovare paragoni o similitudini, sia nel Belpaese che all'estero, contraddistinta da un originalità brillante e un altrettanto spiccata versatilità musicale.
Negli anni hanno sempre mantenuto costante la loro ricerca e la ferma intenzione di produrre musica d'autore, aldilà degli schemi commmerciali che ad oggi invadono i nostri schermi televisivi e gli scaffali dei negozi. Facendo questo si sono portati a casa una valanga di premi e l'interesse costante di chi procede curioso.
Insomma hanno scelto la strada più difficile. E li ringraziamo per questo.
Andrea Costa al violino, Gionata Costa al violoncello, Stefano Ricci al contrabbasso, Valentino Bianchi al sassofono e Luca Sapio voce.
Questi sono oggi i Quintorigo che propongono il loro ultimo lavoro in studio dal titolo "English Garden". Undici tracce in inglese presentate alla Fnac di Roma dove ho avuto l'occasione di ascoltarle live.
Un album che definire interessante sarebbe riduttivo e che De-Cultura non può esimersi da consigliare a tutti i suoi lettori.
Come iniziare le speciali interviste di De-Cultura se non con i Quintorigo? A questa domanda non ho saputo rispondermi e sono stato costretto ad intervistarli. Perlomeno per uscire dall'impasse e con personale piacere.
Ecco le loro parole.
Ospiti di De-Cultura, signore e signori: I Quintorigo.
I Quintorigo pubblicano il primo disco nel 1998, oggi nel 2011, tutti
parlano di un ritorno alle vostre prime sonorità con l'album "English
Garden". Quale significato ha per voi questo nuovo album?
Q- Un grande significato, una notevole svolta nella nostra carriera:
primo lavoro con luca sapio, primo cd in inglese, ritorno alle sonorità
rock delle origini. Non siamo nuovi ai cambiamenti, ormai costituiscono
una cifra comune, un filo rosso che scandisce la nostra storia,
un'esigenza per noi e per il nostro pubblico.
Come siete arrivati a scegliere o a conoscere Luca Sapio e quando
avete capito che sarebbe diventato il vostro nuovo frontman?
Q- Tramite amicizie comuni (Giulio Capiozzo, storico batterista degli area
e il di lui figlio Cristian), di luca abbiamo apprezzato da subito le
notevoli doti umane ed artistiche, il timbro vocale (molto black), la
grande cultura della storia musicale americana, dal blues al grunge: da
subito abbiamo capito che era il vocalist di cui avevamo bisogno. E'
stato piacevole scoprire che lui ci amava da sempre, e che ha grandi
doti compositive (la parte testuale è totalmente di sua penna).
Se chiediamo ai Quintorigo il premio al quale sono più legati o che
ricordano più volentieri?
Q- Premi tanti, soldi pochi eheh... forse il più gradito nel passato
recente è il top jazz vinto come migliore formazione con l'album Q. play
Mingus, un riconoscimento inaspettato per il nostro primo disco di jazz.
Come vedono la musica in Italia i Quintorigo?
Q- In Italia tradizionalmente ci sono eccellenti musicisti, ottime scuole,
professionisti capaci ed eccellenze a livello mondiale. Purtroppo nel
panorama pop rock discografico/televisivo hanno troppa visibilità gli
artisti del talent-show, tanto che a volte può sembrare che solo questi
si ascoltino e si vendano. peccato. la musica italiana è da sempre
tanto, tanto di più. E' comunque un bruttissimo momento per la musica,
per l'arte in genere e a livello istituzionale non si fa nulla per
promuovere questa fetta imprescindibile di cultura.
Quant'è dura fare della buona musica, come fate voi, in Italia?
Q- E' dura, sempre più dura. il mestiere del musicista è il peggiore:
nessun riconoscimento, nessun aiuto, pessima reputazione sociale, quando
un musicista (vero) deve seguire un lungo e durissimo curricola di studi
(più di un medico o un ingegnere), continuare ad aggiornarsi, ad essere
creativo. ricercare l'originalità. Una realtà come la nostra (15 anni di
carriera, premi e riconoscimenti, almeno 7 album ecc...) stenta a
sopravvivere, per usare un'eufemistica perifrasi.
Una canzone, di qualcun altro ovviamente, che avrebbero voluto
comporre i Quntorigo?
Q- Bella domanda... considerando il nostro attuale mood, forse "Purple Haze"
di Hendrix, non a caso nostra storica cover.
Salutateci come vi pare.
Q- Con affetto sicuramente, ed augurandoci di continuare, sia noi che voi,
a lavorare nel nostro "settore" con entusiasmo, buona volontà ed onestà.
un abbraccio, Quintorigo.

di Matteo Costanzo

























































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