E’ stato presente al Condominio Cantautori anche Umberto Papadia detto U’PAPADIA.
Umberto: U’PAPADIA. Diciamo che ‘u Papadia sta per “IL PAPADIA”… dalle parti mie ti chiamano per cognome preceduto dall’articolo (il caso vuole che la U sia anche l’iniziale di Umberto, il mio nome di battesimo).
Allinfo: Salentino d.o.c. Giusto ?
Umberto: Sì ma d’esportazione…
Allinfo: Quanto conta la terra nel tuo modo di fare musica ma soprattutto di interpretarla ?
Umberto: La terra mia d’origine non mi ha visto nascere perchè sono figlio di emigrati in Germania nei primi anni ‘60. Abitavamo nelle baracche prefabbricate assieme a Savi, Turchi e altri meridionali. Mio padre non aveva un contratto annuale e fu costretto a “rimpatriarmi” perchè non era consentito tenermi lì… A quattro anni ho conosciuto il Salento ho imparato il dialetto e non ho più smesso di parlarlo e cantarlo: parlare questa lingua, ovunque mi trovi, mi da l’idea di essere sempre a casa.
Allinfo: Scrivi musica e testi ?
Umberto: Non potrebbe essere diversamente, visto che sono tutti auto-biografici: sono l’unico possibile interprete di me stesso.
Allinfo: In questo periodo stai portando avanti un viaggio musicale che è uno spettacolo. Il titolo “Peronòspera” hai piacere di raccontarcelo un po’ ?
Come nasce ? Quali sono le motivazioni che ti hanno spinto in questa direzione ?
Umberto: La Peronòspera è una metafora per indicare un male interiore, che paralizza e disarma, quello di cui molte persone dei giorni nostri sono affette in modo asintomatico, aspettando treni che forse mai passeranno, forse perchè si aspettano al binario sbagliato. Queste canzoni provengono dall’animo di un esule, condannato a vivere una vita come albero senza radici, come bandiera che non riesce a cogliere il vento e non sventola mai. Queste sono le considerazioni da cui partono le mie canzoni.
Allinfo: TERESA DE SIO scrive: “La terra aspra del Salento suona, spinge e batte nella voce e nella musica di ‘u PAPADIA. La durezza della fatica e la dolcezza dell’amore sono protagonisti di queste composizioni. Perfino la Peronòspera, antico malanno meridionale, qui si tramuta da apatìa in ritmo potente, che travolge e fa rinascere a nuova vita tutte le cose, rimettendo in movimento il mondo“. Tu stesso “Peronòspera” in una recente intervista lo definisci un viaggio per raccontare anche “la rabbia” e l’amara favola dei “dolori di tutte le ferite che non guariscono mai” ? Perchè “con rabbia” ? Ma soprattutto quali sono quei dolori che non guariscono mai ?
Umberto: La rabbia di sentirti sempre indietro, costretto a inseguire una vita che è molto più veloce di te e non riuscire mai a toccarla. In questo modo è facile andare a sbattere contro un muro…
Allinfo: Come nasce il tuo approccio con la musica ? Quali esperienze e quali esempi ti hanno portato ad intraprendere questa carriera ?
Umberto: Con la musica ho avuto un rapporto costante, in varie forme, a tratti l’ho persino “studiata”, non mi sento uno strumentista vero e proprio, mi piace cantare e scrivere parole, mi capita di costruirmi degli strumenti ad hoc per una sola canzone, oppure di studiarmi l’accompagnamento di una canzone con strumenti che non ho mai praticato, non saprei dirti qual’è il mio strumento preferito o quello principale anche se vado forte col Tamburello…
A llinfo: Che peso hanno gli incontri con: Teresa De Sio, Ambrogio Sparagna, Nando Citarella ?
Umberto: Con Citarella ho avuto le mie prime esperienze live e lo ringrazierò sempre, con Sparagna ho collaborato tre anni e in questo periodo ho maturato la convinzione che dovevo scrivere cose mie, con Teresa il rapporto di collaborazione è ancora vivo; con lei ho capito che …”prima di cantare, devi sapere quello che devi dire”…
Allinfo: Attualmente sei in tournée ? Lo sei stato ? Ci ritornerai ?
Umberto: Stiamo lavorando per il tour estivo.

Allinfo: C’è un slogan che dice “Pensa globale, agisci locale”. Per similitudine potrebbe anche essere “Suona globale, scrivi in locale” ? Potrebbe identificare la missione della tradizione popolare ?
Umberto: Io preferisco scrivere e soprattutto a cantare come penso, così non sono costretto a tradurre…

Allinfo: E’ stata una scelta facile quella di portare in evidenza la musica popolare ?
Umberto: Una scelta naturale, felice è una parola grossa…
Allinfo: Pensi che la rinascita di un nuovo movimento culturale globale possa partire anche dalla tradizione per la musica popolare e dal rispetto per le origini ?
Umberto: Per le proprie origini bisogna portare rispetto ma proprio perchè “origini” è bene considerarle il punto di partenza senza fossilizzarsi troppo…
Allinfo: Avendo la possibilità di girare in lungo e in largo l’Italia quale è la tua esperienza e la tua testimonianza sullo stato della musica.
Umberto: C’è una grande confusione, e quando c’è confusione bisogna fermarsi e ragionare: e in Italia c’è molto da ragionare…
Allinfo: Pensi si possa ancora parlare di grandi Scuole in campo musicale ?
Umberto: Essendo totalmente autodidatta non ho mai frequentato Scuole, ma a sentir dire, sembra ci siano ancora grandi Maestri… perciò bisogna approfittarne…
Allinfo: I tuoi progetti presenti e futuri ?
Umberto: Ho in cantiere nuove canzoni, ma prima vorrei riuscire a portare in giro ancora per un pò questo progetto che ritengo ancora molto “fresco”…
Allinfo: Come nasce l’incontro con il Condominio Cantautori ?
Umberto: Tramite un paio di Condomini Francesco Spaggiari e Luigi Mariano che ho avuto la fortuna di incontrare in giro per palchi un anno e mezzo fa e con i quali ho un rapporto di grande stima e amicizia.
Allinfo: Come è stata questa esperienza ?
Umberto: Un’esperienza molto sana, mi ha fatto conoscere nuovi personaggi molto interessanti.
Allinfo: C’è qualcosa che ti preme dire sullo stato della musica e che nessuno ha il coraggio di dire ?
Umberto: Mi piacerebbe che si organizzasse un “Fanculo X-Factor+Amici DAY“, magari al Circo Massimo!!!… sinceramente non se ne può più… (ho esagerato?)
Ringraziamo U’PAPADIA e Vi invitiamo a seguirlo su http://www.myspace.com/upapadiaonline

























































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