"Ci sono delle cose che non si devo sapere ...e saperle trent'anni dopo non ridarà le vittime di Ustica ai loro familiari." [Gianni De Michelis]
"Sia direttamente che indirettamente tutto quello che si doveva analizzare è stato analizzato." [Giulio Andreotti]
"Le vittime di Ustica sono morte tutte le volte in cui non si è detta la verità. A livello politico giudiziario." [Il fratello di uno delle vittime]
“La gente della storia non si accontenta. La storia sono fatti e se la storia non è nata dalla fantasia non è bella”. [Francesco Cossiga]
Molti di noi sono cresciuti con la convinzione che nel mondo, esistano soltanto 3 grandi verità. La prima è quella dei protagonisti di una determinata azione o di un preciso gesto. La seconda verità è quella delle persone preposte alle indagini e, quindi ad uso della magistratura, dei servizi di intelligence etc... La terza verità è quella di natura prettamente politica ed è pensata per la stampa; è frutto di mediazione; è concertazione. Nella generalità dei casi la prima verità ha il peso maggiore rispetto alle altre. In verità, se andiamo ad analizzare bene la storia recente che racconta di anni difficili fatti di piombo, di attentati e di stragi, si comprende benissimo che il peso specifico di ciascuna verità varia sensibilmente, soprattutto se a primeggiare è la verità frutto della mediazione politica. Di compromesso. Anche perchè la verità dei protagonisti è troppe volte la verità di vittime, defunte, senza quindi alcuna possibilità di replica.
E che "la verità è una scelta" non solo ce lo ricorda una recentissima canzone di Ligabue, inclusa nell'album "Arrivederci, Mostro" ma anche il libro di Giampiero Marrazzo e Gianluca Cerasoli che prende il titolo di "Sopra e sotto il tavolo" (cd+DVD) -Tullio Pironti Editore, con Prefazione di Giulio Andreotti. Il libro inchiesta di due giovani giornalisti che, messi di fronte al fatto compiuto e videoregistrato dell'ennesima verità raccontata da Francesco Cossiga sulla strage di Ustica, di cui , quest'anno, ricorre il trentennale, decidono di intraprendere un viaggio pericoloso e di ricostruizione degli scenari di cui si sa ancora poco o nulla.
Nel lontano 1980, Francesco Cossiga era Presidente del Consiglio. Il 1980 fu anno di funesti attentati che la storia recente ama attribuire ai servizi segreti deviati: non necessariamente italiani.
Di quegli anni la nostra memoria non è più in grado di dimenticare tragedie come quella della Stazione di Bologna avvenuta il 2 agosto del 1980 e un mese e 7 giorni prima proprio la tragedia del DC 9 dell'ITAVIA caduto a “66 miglia a nord di Ustica e a 75 miglia a sud di Ponza nel tratto di mare contrassegnato col nome di Condor”
Sull'aereo in rotta verso l'aeroporto di Punta Raisi con provenienza dall'aeroporto di Bologna 81 passeggeri fra cui 10 bambini e 2 neonati e 4 membri di equipaggio ovvero le vittime dell'ennesima strage di esseri umani considerate semplici pedine da quei giochi di potere che ,in quel preciso contesto storico, avevano come attori principali l'America, la NATO, l'Italia, la Libia ma anche la Francia, almeno stando alle ultime dichiarazioni dell'allora emerito Presidente del Consiglio, Senatore a vita Francesco Cossiga..
L'inchiesta sulla strage del DC9 Itavia è decisamente la più impegnativa fra quelle portate a termine da Giampiero Marrazzo, giornalista professionista, laureato in Giurisprudenza già conduttore della trasmissione radiofonica “L'avvelenato” e Gianluca Cerasola, laureato in scienze della comunicazione che ha lavorato come corrispondente per Rai 2 e La 7 e collabora oggi con diversi quotidiani e settimanali, realizzando anche film-inchiesta in tutto il mondo.
Ha permesso ai suoi autori di incontrare esponenti politici del Governo di allora e familiari delle vittime ancora alla ricerca di una giustificazione e di un perché a quelle morti solo apparentemente silenziose .
Sulla rotta del DC 9 quel 27 giugno del 1980 anche l'aereo presidenziale di Gheddafi che sarebbe stato oggetto del tentato abbattimento da parte delle forze militari francesi. Ciò stando alle rivelazione di Francesco Cossiga.
Per anni, le indagini condotte dal Giudice Priore, affidatario dell'inchiesta e del processo giudiziario a carico di ignoti, avevano lasciato intendere un coinvolgimento degli USA. Poi la rivelazione di Cossiga purtroppo tardiva. Dichiarazione che riaccende gli animi, di fondo mai sopiti.
Dalla video intervista di Francesco Cossiga ne sono nate altre che hanno visto come attori principali Giulio Andreotti, ancora cauto sulla vicenda poiché in grado di ledere persone che hanno avuto un ruolo attivo; Gianni De Michelis (Ministro delle Partecipazioni Statali)
Nella videointervista che lo riguarda e contenuta nel libro di Marrazzo e Cerasola le sue parole “Ci sono delle cose che non si devo sapere ...e saperle trent'anni dopo non ridà le vittime di Ustica ai loro familiari." non soltanto tuonano ma risuonano senza soluzione di continuità nella testa dei parenti delle vittime che hanno avuto modo di vederla e di ascoltarla attentamente.
Delucidatorio di quanto i tempi siano ancora poco maturi per arrivare alla verità "vera" è il monito che Cossiga, ad un certo punto , nel corso dell'intervista, lancia ai due giornalisti. Monito del quale non vi sveliamo più di tanto.
Buona lettura.
...di Giovanni Pirri

























































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